Procedimento di sdemanializzazione e discrezionalità amministrativa

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“La pubblica amministrazione deve evitare di agire secondo canoni formalistici e speciosi, ed operare sempre secondo criteri di ragionevolezza sostanziale e di buon senso”.

È questo il principio, di carattere generale dell’azione amministrativa, che si evince dalla recente sentenza del TAR Sicilia – sez. Catania n. 02604/2020, che si è pronunciata su un ricorso avverso il silenzio-inadempimento di un’amministrazione regionale per il mancato rilascio di un titolo concessorio in area demaniale marittima.

Nella fattispecie in questione la ricorrente, erede del precedente concessionario, aveva presentato istanza per il rilascio del titolo in suo favore. Tale istanza serviva ad ottenere la sdemanializzazione dell’area, da cedere in suo favore.

L’area, infatti, avrebbe dovuto essere sottratta al demanio dello Stato in base ad una decisione già presa a monte con un atto generale. In buona sostanza, quindi, il bene della vita cui la ricorrente ambiva era la proprietà della medesima area già oggetto di concessione in capo al de cuius; il suo ottenimento passava attraverso il passaggio formale della titolarità del titolo concessorio anche in capo a lei.

In istruttoria, la ricorrente aveva prodotto tutti i pareri richiesti all’Amministrazione procedente, che non aveva provveduto nei termini.

Quindi, sul presupposto dell’ormai avvenuto pieno esercizio della discrezionalità dell’Amministrazione e della completezza dell’istruttoria, essendo già stati acquisiti tutti i pareri necessari ed essendo stata ripetutamente espressa la volontà amministrativa di sdemanializzare l’area, richiedeva – sulla scorta dell’art. 31, comma 3, secondo cpv. del Codice del Processo Amministrativo – la condanna al rilascio del titolo, anziché il semplice riconoscimento dell’obbligo di provvedere.

Nella motivazione della citata sentenza del Tribunale amministrativo catanese, di pieno accoglimento delle avanzate richieste, è di sicuro interesse la disamina del Collegio circa l’applicabilità al procedimento amministrativo delle regole generali sull’interpretazione dei contratti ex art. 1372 e seguenti del codice civile. Ed invero: “…d) è necessario, pertanto, che l’Amministrazione, nel vagliare le istanze che le siano formulate, indaghi l’effettiva intenzione dei richiedenti, senza limitarsi al senso letterale delle parole, e valutando il loro comportamento complessivo (art. 1372 c.c.); e) occorre, inoltre, attenersi al canone della buona fede (art. 1376 c.c.) ed evitare, conseguentemente, interpretazioni formalistiche o gratuite, volte a penalizzare la controparte e ad appesantire il procedimento, in violazione, tra l’altro, del principio di buon andamento di cui all’art. 97 della Costituzione e dei principi di economicità e di efficacia di cui all’art. 1, primo e secondo comma, della legge n. 241/1990; f) l’art. 1367 c.c. impone, poi, di interpretare gli atti nel senso in cui essi possano avere qualche effetto, anziché in quello secondo cui non ne avrebbero alcuno e l’art. 1369 c.c. stabilisce che le espressioni con più sensi devono, nel dubbio, essere interpretate nel senso più conveniente alla natura e all’oggetto dell’atto; g) l’art. 1371 c.c., infine, pone la regola di chiusura secondo cui l’atto, nel caso in cui rimanga oscuro, va inteso nel senso meno gravoso per l’obbligato o, comunque, nel senso che realizzi un equo contemperamento degli interessi delle parti”.

I principi dell’ermeneutica contrattuale, in buona sostanza, secondo l’interpretazione del T.A.R. Catania, devono trovare applicazione, oltre che in relazione ai singoli provvedimenti, anche nel più generale estrinsecarsi della funzione amministrativa.

Clicca qui per leggere la sentenza

Autore

Giovanni Parisi

Diritto amministrativo

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Appalti, concessioni e sovvenzioni

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